VOLTI TRASFIGURATI - Introduzione
L'attesa delle cose ultime - Speranze e angosce
La nostra vita quotidiana è accompagnata da un desiderio che, a tratti, si trasforma in prova e sofferenza. Si tratta della fatica di saper scorgere attorno a noi “segni” di speranza, capaci di rilanciare un senso per il vivere, l’amare, il lavorare, il soffrire e, persino, il morire. La fatica di incontrare “volti”, di uomini e di donne, che ne abbiano scoperto “il segreto” e fatto, in qualche modo esperienza. La fatica di essere, non per primi, uomini e donne così.
Da dove nasce la fatica a saper scorgere attorno a noi “segni di speranza”?
Davvero il nostro tempo è così avido di “segni” che annunciano la possibilità di un mondo nuovo? Davvero all’uomo di oggi è toccata in sorte un’epoca sprovvista di “segni” che preannunciano e anticipano la promessa di un destino di salvezza?
“Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva cacciato sette demòni. Questa andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere.
Dopo ciò, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunziarlo agli altri; ma neanche a loro vollero credere.
Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato.” ( Mc 16,9-14)
Nella fatica dei discepoli ad aprirsi con fiducia ai “segni” e ai “volti”, che annunciano la speranza, rileggiamo anche le nostre fatiche, e con esse anche gli “alibi” e la “tentazione” di chiuderci negli angusti orizzonti delle nostre “visioni”, dentro l’oscurità dei nostri fallimenti e delle nostre paure.
Il primo “segno” che Gesù pone e dal quale scaturisce ogni altro segno, è quello del suo morire in croce: segno di un amore libero, totale, incondizionato, fedele, più forte della morte.
Il primo passo che Dio chiede all’uomo è il coraggio di “prestare attenzione” a questo “segno”, capace di mostrare un volto inedito di Dio, sconvolgente e al tempo stesso stravolgente.
Mi lascio interpellare da questo “segno inedito” di Dio nella storia degli uomini?
Permetto a questo “segno” di parlarmi della grandezza di Dio e della miseria dell’uomo, della “promessa” di Dio e della speranza per l’uomo?
Lasciato che questo “segno” mi apra gli occhi, mi guarisca il cuore, plasmi la mia libertà?
Considerazioni:
Ø Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. La loro comunità, infatti, è composta di uomini i quali, riuniti insieme nel Cristo, sono guidati dallo Spirito Santo nel loro pellegrinaggio verso il regno del Padre, ed hanno ricevuto un messaggio di salvezza da proporre a tutti. Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia. (Gaudium et Spes, 1)