TEMPO DI ANNUNCIO - VIVERE E TESTIMONIARE LA BUONA NOTIZIA
newsletter adulti n°11 15 Apr 2010 - - E' TEMPO DI ANNUNCIO UN INCONTRO DECISIVO: VIVERE E TESTIMONIARE LA BUONA NOTIZIA
PREGHIERA ALLO SPIRITO:
Spirito Santo,
insegnaci a scoprire il senso vero della tua sofferenza, per accorgerci che la risurrezione parla al nostro cuore, perché tutta la Chiesa ed ogni singolo credente mostrino al mondo il tuo amore.
VITA
Siamo stati presi per mano e condotti a fare esperienza di cosa possa significare per la nostra vita la Risurrezione del Signore.
E’ bella la presenza di “quelle donne”, che ci lascia intravvedere il mistero, quasi richiamandoci ad essere “custodi” dell’annuncio di vita per tutti.
In un tempo, il nostro, che volentieri celebra l’eccesso di ogni cosa, le donne sembrano cavalcare l’esibizionismo da una vita data in spettacolo o trascorsa esclusivamente allo specchio, mi chiedo che cosa possa voler significare per noi cristiani essere donne.
Quali vie siamo in grado di percorrere mescolate, confuse, e a volte persino stordite nel quotidiano delle nostre esistenze tra e con gli uomini e donne di oggi ?
Verso dove si orienta il nostro sguardo, il nostro cuore ?
Quali piccoli passi di risurrezione siamo capaci di vivere ?
Ed esse si ricordarono delle sue parole…
Che cosa siamo chiamati a “portare nel cuore” ?
L’esperienza di un amore che libera e guarisce nelle tentazioni più disperate.
Quell’amore che ci è stato rivelato attraverso l’esistenza tenerissima e umanissima di Gesù.
Anche nell’esperienza più profonda del male, c’è un Vangelo, c’è una lieta notizia, c’è una speranza: Dio non si smentisce!
La Parola: Lc., 24, 1-12
Le donne si recano alla tomba…
Erano Maria di Magdala, Giovanna e Maria di Giacomo;
Quelle parvero loro un vaneggiamento, e non cedettero ad esse…
Impaurite, e avendo chinato il volto a terra…
Ed esse si ricordarono delle sue parole, e, tornate dal sepolcro, annunziano tutto.
LA VITA
Le donne sono l’immagine viva della Chiesa, che nel corso della storia ha trovato tempo per vedere, intervenire e interessarsi, e investire energie lungo le strade della vita.
Su queste strade muovono i loro passi persone che sono figura di come sia possibile restare a contatto con il reale.
Sono i laici, che la Chiesa, o meglio gli uomini di chiesa non possono e non debbono ignorare, perché portatori di sogni e di speranza.
Una Chiesa che sia aperta e coraggiosa nel guardare il futuro, figura d uomini e donne, giovani e adulti, che hanno tempo per ascoltare cose già udite, per accompagnare chi non è in grado di camminare da solo: Chiesa come figura di uomini e donne capaci di incoraggiare offrendo di nuovo una possibilità di riuscita a chi ha sbagliato mille volte.
In questo tempo di Resurrezione mi piace immaginare Gesù che sposta le linee di demarcazione della nostra Chiesa, tentata dal bisogno di circoscrivere chi è dentro e chi è fuori, e stabilisce un nuovo per la sua Risurrezione.
Non là dove è rivendicata un’identità o un’appartenenza, ma dove si attuano i segni della cura: dentro e fuori la chiesa.
Il decentramento è il ponte tra chiesa e piazza, dove tutti, nessuno escluso, possiamo essere coinvolti.
Riscoprirci discepoli è grazia che ci viene data, è responsabilità che ci viene affidata.
Per questo, Pastori e Credenti, siamo tutti invitati all’obbedienza pronta e amorosa al disegno di Dio sulla Chiesa, ai suoi valori.
Una Chiesa icona del suo Signore, aliena dal giudicare o condannare, mite e ricca di misericordia, liberata dalle categorie del ‘dentro’ e del ‘fuori’.
Ecco come ciò può essere possibile:
- privilegiando l’attenzione a ciò che è davvero essenziale per la nostra vita;
- essendo capaci di scegliere tra la sapienza dell’essere e l’insipienza dell’apparire;
- dando credito a parole di speranza;
- essendo disposti a mettere da parte tutto ciò che sia miope, per fare posto ad un nuovo sguardo;
- condividendo quel poco di cui disponiamo, con un cuore che riporti alla luce quanto già ci è stato dato di sperimentare.
La Risurrezione di Gesù è il segno che possiamo fidarci di Dio, certi che l’alba sta già spuntando.
Lo so, la scelta è ardua: siamo chiamati a scegliere tra parole vere e parole folli, ma sempre parole di speranza.