Che TEMPO fa? – E’ tempo di PER-DONO,
Domenica 31 Gennaio 2010 abbiamo vissuto una bellissima esperienza di condivisione comunitaria.
E' proprio vero che, quando si riesce a far comunione, il cuore si apre alla gioia ed alla speranza ed aumenta la tensione alla Meta verso cui tutti noi siamo incamminati. Gigi, don Gianni e don Michele sono stati davvero "eccezziunali" ed anche la nostra condivisione è stata calda e proficua.
E che gioia essere in mezzo a tutti quei bambini e ragazzini festanti! Davvero si sentiva Gesù in cammino con noi!
E' bello sentirsi "a casa"! Ci rende più fiduciosi ed ottimisti e per chi, come me, ha dell'argento nei capelli (un po' di poesia fa accettare meglio il tempo che passa!?) ringiovanisce lo spirito ed il cuore. Grazie ancora a tutti e a ciascuno per il dono del vostro tempo e della vostra amicizia. Vogliamo condividere anche con chi non è potuto intervenire quanto è stato detto perché dobbiamo salvare la storia trasformandola in storia della salvezza.
Gigi BORGIANI, segretario Generale AC, alla Giornata Diocesana Adulti 31 Gen 2010
Siamo figli spaesati in epoca post-moderna. Le parole di Don Tonino Bello non hanno perso nulla della loro attualità.
Dobbiamo uscire dalla nostra terra e capire lo spirito di tendenze-culture diverse vivendo la storia come storia della salvezza che parte dall’Amore e ritorna all’Amore.
Dobbiamo fare i conti con la storia perché ci viviamo dentro.
Gesù ci dice che sappiamo collegare le nuvole alla pioggia, lo scirocco al caldo e prevedere l’avvicinarsi dell’estate, ma che siamo tanto superficiali da non saper valutare il tempo e giudicare ciò che è giusto. (Lc 12, 54-57 e 21, 29.33).
Invece di lamentarci sterilmente del tempo in cui viviamo dobbiamo affrontare la crisi culturale e morale dell’uomo attuale facendo una revisione profonda sui modelli di sviluppo cercando di rilevare nel nostro quotidiano i segni di malessere e di trovare dei modelli di discernimento e progettualità riscoprendo i valori fondamentali(messaggio papale per la giornata della pace).
Ai giorni nostri si tende a vivere schiacciati sul presente mentre c’è estremo bisogno di una progettualità lungimirante altrimenti la storia rischia di travolgere l’uomo in senso negativo in maniera repentina e dinamica.
“Tempi moderni” di Chaplin è un film profetico sull’uomo che, fagocitato, travolto dalla frenesia, dall’automatismo, rischia la pazzia se non riesce a mantenere in qualche modo la sua umanità.
Paolo VI nella Populorum Progressio è stato profetico parlando dello scandalo intollerabile della miseria, dell’ignoranza, della corsa agli armamenti e dell’avanzamento dell’interesse personale.
Lo sviluppo è impossibile senza uomini retti inricerca del bene comune (n° 71 Caritas in Veritate). C’è evidente continuità del magistero e ripresa della Populorum Progressio e della Rerum Novarum.
Occorre una mentalità umanistica per recepire la validità delle indicazioni magisteriali per non continuare a razzolare male.
Occorre sottolineare le urgenze e assumere le relative responsabilità promuovendo una solidarietà non solointergenerazionale, ma anche intragenerazionale.
Noi siamo eredi, ma dobbiamo anche lasciare un’eredità (di fede, di morale…): c’è l’urgenza estrema, l’obbligo morale di trasmettere e dare quello che abbiamo ricevuto, ascoltato ed accolto dal Vangelo e dal magistero.
E’ necessario fare un esame di coscienza personale ed associativo per convertirci ripensando ai fondamenti della nostra vita comune nella consapevolezza di poter cambiare.
Abbiamo l’obbligo di salvare la storia cambiandola basandoci su preghiera/catechesi/formazione/spiritualità per dare un significato vero alla globalizzazione rendendoci non solo più vicini, ma più fratelli e promuovendo una solidarietà non solo intergenerazionale, ma anche intragenerazionale.
I nostri gruppi devono insegnare la responsabilità di condurre la storia della salvezza.
La differenza cristiana è nello stare nel mondo con le caratteristiche del Vangelo (dono/gratuità/bene comune)
riconciliandoci con questa umanità e questa storia.
C’è bisogno di riconciliazione e di perdono per cancellare il passato e ricominciare daccapo e iniziare una vita nuova
Lc 19, 1-10).
Nel perdono c’è il vero volto di Dio (Carretto).
Il perdono non è un atto di bontà, è qualcosa che nasce dal cuore, è una “decreazione” (fere in modo che le cose non tornino al nulla). E’ un lavorio interiore che mi porta ad azzerare ciò che ostacola la trascendenza ripulendomi da interessi egoistici, è ri-conoscenza dell’altro dimenticando sé stessi e non considerando l’altro come nemico o fatto negativo, ma persona con cui devo entrare in relazione per tessere fraternità nella logica del dono, della gratuità.
Non dobbiamo vedere la storia come ricerca del tornaconto, del sempre meglio, ma nella logica del bene prendendo le distanze da ciò che riconduce l’uomo ad oggetto ed andando verso l’altro nel respiro della trascendenza sull’esempio di Pier Giorgio Frassati.
Possiamo basare la nostra vita su questo decalogo:
1) L’altro esiste per ciascuno di noi ed io sono altro per gli altri.
2) Le persone non esistono senza relazioni.
3) L’altro deve essere considerato soggetto e non oggetto.
4) Se voglio considerare l’altro devo dimenticare/rinunciare a me stesso.
5) Non devo misurare l’altro con le mie categorie.
6) Non posso ascoltare l’altro se sono pieno di me.
7) Rispetto delle culture.
8) Capovolgere il sistema dei valori (non difesa, ma promozione dei valori riletti e rielaborati sui valori della carità, della vera umanità).
9) Trasformare il senso della vita (ciò che conta è il bene comune).
10) Passare dall’inter-dipendenza all’inter-indipendenza.
Dobbiamo essere liberi e fedeli in Cristo, avere delle relazioni libere dando per amore e non per dovere.
Il perdono dev’essere ritorno all’essenziale, capacità di creare (decreazione), ripartire da zero per fare cose nuove.
Occorre avere il coraggio di tagliare i rami secchi, di togliere gli idoli che ci siamo fabbricati (anche in parrocchia), di non accontentarci di andare a messa, ma di fare comunione fraterna cercando e trovando elementi condivisi.
Abbiamo la responsabilità della riconciliazione, del cambiamento.
E con questo buon lavoro… personale e di gruppo!
Riconciliazione: 1) come ritorno al Padre e 2) con Dio come fondamento della concordia umana.
Don Gianni Grondona
Due preghiere eucaristiche parlano della riconciliazione ed hanno come punto di partenza l’amore gratuito di Dio fin dalle origini del mondo.
1) Dio ci rende partecipi del suo disegno di amore, amore non determinato dai nostri meriti, ma dalla sua misericordia e ci dona il suo perdono, manifestazione della sua onnipotenza Siamo amati da Dio proprio per la nostra povertà, per quello che siamo, non per ciò che facciamo e la sua
misericordia è tanto grande da donarci suo Figlio Gesù. Solo affidandoci a questa misericordia possiamo trovare la via del ritorno a Dio
2) Dio rende l’uomo disponibile alla riconciliazione e segno di pace. So di essere perdonato e quindi riesco a perdonare. La mia grandezza sta nel sentirmi piccolo evitando il grande pericolo dell’orgoglio. Devo scoprire la mia miseria come luogo in cui faccio esperienza della misericordia di Dio. Il segreto è fidarmi di Lui, accogliere il suo dono e far diventare carne in me la parola di Gesù considerando